Abbiamo spesso affrontato il tema dell’uso consapevole dell’energia, consapevolezza che si dovrebbe tradurre in un minor uso di essa. Ad esempio, in questo articolo abbiamo auspicato che le persone siano disponibili ad utilizzare i condizionatori con temperanza, regolandoli in modo da ridurre l’umidità relativa dell’ambiente ed abbassare la temperatura di pochi gradi (rispetto a quella esterna), al fine di ottenere una situazione di relativo comfort, invece di cercare di creare un ambiente “di montagna”. Lo stesso principio della temperanza dovrebbe essere applicato ed è esercitato dalle persone in ogni ambito di consumo energetico (quindi in ogni ambito di consumo tout court). La nostra app Suasì mira infatti ad introdurre “temperanza” nel consumo del cibo.
La “Temperanza” è nella religione cattolica una delle quattro virtù cardinali, deriva dal latino temperare: “mescolare nella giusta misura”. E’ anche la quattordicesima carta dei tarocchi e rappresenta la pazienza e la capacità di unire gli opposti.
Questa breve carrellata di significati della Temperanza basta da sola a rappresentare la distanza siderale tra essa e la nostra quotidianità, in cui la giusta misura (nelle parole, nelle azioni, nei comportamenti, nelle decisioni, nel cibo e quant’altro) è sempre più l’eccezione e in cui gli opposti non solo non vengono uniti, ma se possibile allontanati sempre di più, creando antagonismi sempre più insanabili, con il loro corollario di conflitti, oscurantismi, negazione del dissenso e barbarie varie.
Il concetto stesso della Temperanza è stato spazzato via dal nostro sistema economico, che richiede per la propria sopravvivenza (finanziaria) un aumento infinito del consumo di prodotti e servizi (la famosa “crescita”). Questo obiettivo è stato fin qui raggiunto coltivando nuovi bisogni nelle persone — una volta sostanzialmente esaurite le necessità di base — spingendole ad acquistare nuovi beni (sostanzialmente superflui): nuove automobili, nuovi dispositivi elettronici, nuovi abiti, viaggi, eccetera.
Non è stato necessario un grosso sforzo: l’essere umano (per natura o forse a seguito di una selezione naturale durata decine di migliaia di anni), tende ad accumulare beni, che usa anche a fini di identificazione e rappresentazione sociale.
Eppure, citando per l’ennesima volta K. Boulding, “solo un pazzo o un economista può credere alla crescita infinita in un sitema finito” e non è per niente saggio confidare nell’intervento salvifico di un “deus ex machina” (una nuova tecnologia o risorsa naturale) che a un certo punto permetta di risolvere al contempo la crisi ambientale ed il progressivo ridursi delle risorse naturali disponibili (prima tra tutte la disponibilità di energia ad elevato EROEI, ne abbiamo parlato qui).
Se vogliamo evitare (lo vogliamo?) che sia una guerra totale (intervenendo significativamente sul numeratore) a migliorare il rapporto tra genere umano e risorse naturali disponibili, non ci sono in prospettiva alternative ad una massiccia e profonda infusione di temperanza nelle persone, al fine di trasformare radicalmente il sistema economico attuale nella direzione di un sistema a decrescita governata.
Si tratta di un’utopia? Nei paesi ricchi la spinta delle persone al consumo, all’aumento del proprio reddito disponibile, al miglioramento continuo della propria condizione socioeconomica non può essere limitata neanche da una ragione di ordine superiore come limitare il riscaldamento globale e le sue conseguenze? Neanche quando il presunto miglioramento della propria condizione, a fronte del danno ecosistemico che comporta, si concretizza unicamente nell’avere un oggetto nuovo, un dispositivo, un veicolo, di cui non si ha sostanzialmente bisogno ed il cui valore sta nella rappresentazione sociale di sé, quando non unicamente nell’odore di nuovo o nell’”unboxing”)?
Si può pensare che le persone (la maggioranza di esse, parliamo dei Paesi ricchi ovviamente), scelgano a un certo punto del corso della propria esistenza di ridurre i propri consumi? Scelgano magari di ridurre la propria retribuzione?
Il Presidente D. J. Trump sembra quasi un personaggio di Dickens: è un uomo vecchio e vizioso, ma ricchissimo e potentissimo, da molti comunque stimato ed ossequiato. Passa, come un caterpillar, sopra ogni umanità, dignità, etica e verità, al solo scopo di accumulare ulteriori ricchezze. Brama e cerca la ricchezza come il signore di Mordor l’unico anello. Essendo molto vecchio, di tutto quest’oro che accumula se ne farà sicuramente molto poco e per poco tempo. Ma non pensa ad altro.
Si può credere che la maggior parte degli abitanti del pianeta possano essere così profondamente diversi da quest’uomo?