L’usanza di scagliare in aria piccoli oggetti è una tradizione ereditata dagli antichi greci, che gettavano foglie e petali di fiori (ma anche rametti o gusci d’uovo ripieni di essenze) agli atleti vittoriosi o agli eroi di guerra, sui defunti nei cortei funebri e agli sposi nei banchetti nuziali. Durante il Rinascimento si ricoprono di zucchero i semi di coriandolo (la spezia) per trasformarli in piccoli confetti da lanciare dal balcone o dai carri durante i festeggiamenti carnevaleschi: da qui il nome “coriandoli”.
Ogni anno, tra febbraio e marzo, l’Italia si copre di un coloratissimo manto di coriandoli. È un gesto innocente: una manciata lanciata in aria, un paio di risate, qualche foto. Poi il vento, la pioggia (e il lavoro delle amministrazioni comunali) li portano via e tutto sembra svanire.
Dietro quei piccoli dischetti colorati si nasconde un processo industriale sorprendentemente energivoro. Proviamo a quantificarlo.
Cosa sono davvero i coriandoli? La maggior parte è fatta di carta riciclata: vecchi giornali, scarti tipografici, cartoncino da macero. È la versione “buona”, quella che si biodegrada in tempi ragionevoli e ha un’energia incorporata relativamente bassa: circa 1 kWh per kg di carta riciclata.
Poi ci sono i coriandoli “premium”, come quelli di aziende specializzate tipo Karnaval. Perfetti, uniformi, resistenti, splendidamente colorati e… realizzati in carta vergine di alta qualità. Bellissimi da vedere, ma con un costo energetico che cresce parecchio: la produzione della carta vergine richiede infatti 8–11 kWh per kg. Insomma: la bellezza si paga, e in questo caso… in kilowattora.
Quanta energia serve davvero a produrli? Oltre alla carta, bisogna considerare il processo industriale:taglio in strisce - colorazione (quando necessaria) - fustellatura in milioni di piccoli dischetti - essiccazione - confezionamento. Tutta la catena aggiunge circa 0,4 kWh per kg, indipendentemente dal tipo di carta. Complessivamente otteniamo:
coriandoli riciclati → ~1,4–1,8 kWh per kg
coriandoli in carta vergine → ~8,5–11,5 kWh per kg
Per semplificare: una busta da 150 g e-costa tra 0,2 e 1,7 kWh, a seconda della qualità. La differenza tra un Carnevale eco-friendly e uno energivoro è più ampia di quanto pensi.
Quanti ne usiamo in Italia? Non esistono dati ufficiali, ma una stima realistica si può fare.
- Numero di bambini tra i 3–12 anni in Italia: 5 milioni
- Consumo medio per bambino a Carnevale: 100–300 g
- Eventi e sfilate pubbliche: 200–300 tonnellate l’anno
Stima prudente: 900–1.100 tonnellate di coriandoli usati ogni anno.
Per stimare questo totale, assumiamo un mix 70% riciclato – 30% vergine, ottenendo quindi un’energia media di 4,5 kWh per kg. Con 1000 tonnellate stimate si ottiene un valore di circa 4,5 GWh, equivalente al consumo elettrico annuale di 1.500 famiglie italiane.
Un gesto leggero che pesa, buttato per aria. Letteralmente.
È chiaro: i coriandoli non sono il vero problema ambientale del paese. Ma sono un esempio affascinante di come anche le cose più “piccole” abbiano una storia energetica sorprendente. Un’idea semplice per ridurre l’impatto? Preferire coriandoli in carta riciclata, privi di plastica e coloranti non biodegradabili. Oppure — eresia — usarne un po’ meno. Perché sì, sono leggeri, ma solo quando li tieni in mano. Dal punto di vista energetico pesano eccome.