Olimpiadi: l’entropia “estrema” delle piste da bob

GWh
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7 febbraio 2026 621 parole

Intorno alle rovine di quel rudere colossale, spoglie e sterminate, le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine”. Così si conclude la poesia “Ozymandias” di P. Shelley: diretta a rappresentare l’inevitabile declino degli uomini di potere e dei loro imperi (per quanto grandi e potenti possano essere), può ben essere utilizzata anche per rappresentare l’edilizia olimpica!

A breve forse avrai l’occasione di vedere in video una gara di bob, tra quelle che avranno luogo nelle olimpiadi invernali la prossima settimana. Considera che quelle bianche e scintillanti piste si trasformeranno a breve in rovine, come quelle delle piste da bob olimpiche nella foto sopra (in alto a sx: Breuil Cervinia 1962, in alto a dx: Cortina 1956, in basso: Cesana torinese 2006). Tutte abbandonate.

Perché il bob è uno sport di nicchia che alla fine nessuno si può permettere, specialmente dove le condizioni climatiche non sono idonee, come in Italia (si rimanda al riguardo anche a questo articolo del Post).

Si tratta di installazioni permanenti (almeno in un ordine temporale umano) ed estremamente invasive: circa 1,5 km di cemento e acciaio che si snodano come un intestino sui fianchi delle montagne.

A Cortina in vista delle olimpiadi che iniziano a breve si è deciso, invece di ristrutturare la vecchia pista, di farne una nuova. Ma guarda.

Qual’è il costo energetico (al netto del danno paesaggistico e di quello al cuore che farà vederne i ruderi) della nuova pista? Si tratta in sostanza di una colossale struttura di cemento armato accoppiata ad un sistema di refrigerazione e illuminazione.

Approssimativamente, per una pista di 1500 m:

  • Calcestruzzo armato (sezione trasversale di calcestruzzo ~2.5 m²) 9.375 tonnellate * 1.5 MJ/kg = ~14.000.000 MJ.

  • Sistema di Refrigerazione (~15-20 km di tubazioni per ammoniaca incorporate (acciaio) + circuiti secondari. ~100.000 kg * ~25 MJ/kg = ~2.500.000 MJ.

  • Macchinari (gruppi frigoriferi, compressori, ecc) ~50.000 kg (acciaio, rame, alluminio)* ~50 MJ/kg = ~2.500.000 MJ.

  • Movimenti Terra, Fondazioni & Edifici (25% dell’energia della struttura) = ~3.500.000 MJ.

  • Trasporto Materiali & Energia del Cantiere (15% dell’energia totale) = ~3.400.000 MJ.

  • Sistema di illuminazione (160 tralicci in acciaio con proiettore da 1 kW, cablaggi e cabina elettrica di Controllo, calcestruzzo per fondazioni), energia totale dei materiali ~1.930.000 MJ + energia di produzione e installazione (+30%), Totale: ~2.500.000 MJ

Totale complessivo ~28.800.000 MJ, equivalente a 8.000 MWh di elettricità: il consumo energetico totale di circa 3000 famiglie italiane medie per un anno intero.

A questi numeri occorre aggiungere il costo dell’energia necessaria per il funzionamento dell’opera, che è astronomico, persino superiore a quello dell’investimento. Si tratta infatti di una pista la cui superficie deve essere raffreddata e (di sera) illuminata (analogamente alla pista di pattinaggio cittadina di cui abbiamo parlato qui). Considerando un uso di 150 giorni/anno, l’e-costo operativo annuo arriva a 9.220 MWh, di cui 9.000 per la refrigerazione (sempre in condizioni ideali e non quando il cambiamento climatico fa salire la temperatura esterna, ne abbiamo parlato qui), 120 MWh per l’illuminazione e 100 MWh per altri consumi.

Essendo la pista di Cortina lunga 1650 m, possiamo per essa anche aumentare i numeri qui sopra del 10%, arrivando alla scala dei GWh.

La pista da bob olimpica è, in definitiva, una macchina termica che scambia quantità astronomiche di energia per realizzare un brevissimo momento di sport. La sua realizzazione ha tuttavia un vantaggio, dal punto di vista dei più: fa “girare” l’economia.

Come un esercito invasore ottocentesco la nostra economia ha la necessità di consumare, di ardere luminosa, quasi futuristicamente parlando, per lasciarsi poi alle spalle resti abbandonati, carcasse e vestigia di brevi momenti di gloria. Come Ozymandias.

Il sito web ascosilasciti.com raccoglie un gran numero di testimonianze ed immagini belle e malinconiche di strutture abbandonate di ogni tipo, sparse per l’Italia.