L’uso delle microonde come strumento per riscaldare sostanze ha una storia quasi centenaria. La diffusione capillare dei forni a microonde nelle nostre case è senz’altro più recente, ma è comunque diventato uno strumento che molti danno per scontato.
Un’altra cosa che diamo (quasi tutti) per scontata è che la sua unica utilità sia di riscaldare il cibo: il latte o l’acqua per il tè; la pasta del giorno prima; i più creativi magari ci fanno i pop-corn nella apposita busta di “carta” (peraltro notevole sorgente di PFAS, ma questa è un’altra storia).
Prima di addentrarci nelle potenzialità trascurate del microonde, proviamo a capire se sia davvero un valido strumento per riscaldare, nel senso rescondiano del termine “valido”, ovvero che ci fa risparmiare energia rispetto ad altri metodi di riscaldamento.
Prendiamo l’esempio semplice dell’acqua per il tè, considerando una tazza da 200 ml. L’energia necessaria a scaldare questa quantità di acqua da 20 a 100 °C è
E = m csp delta(T) = 0,2 kg * 4186 J/(kg K) * 80 K = 66976 J = 18 Wh.
In questo articolo un’analisi fatta su più di 200 forni a microonde ha mostrato un’efficienza media di circa 71%, con picchi anche superiori al 90%. L’energia elettrica effettivamente consumata sarà quindi in media pari a 25,4 Wh.
In assenza del microonde, il naturale rivale per l’operazione di riscaldamento è il fornello a gas. Ripescando un documento che abbiamo citato in una precedente pillola, sappiamo che l’efficienza dei fornelli a gas si aggira intorno al 40%. Il contatore in questo caso dirà che abbiamo consumato 45 Wh.
Abbiamo quindi già una prima indicazione: per riscaldare liquidi, notoriamente il cavallo di battaglia del forno a microonde (per via della fisica che sta alla base del trasferimento di energia dall’onda alle molecole di acqua), il forno a microonde batte il fornello a gas, in termini di efficienza, di un fattore 1,8. Questo risultato è in generale estendibile anche ai cibi, purché contengano una minima quantità di acqua.
La migliore efficienza è legata al fatto che l’energia delle onde viene quasi del tutto assorbita dalla sostanza che deve essere riscaldata, contrariamente a quanto avviene per il gas del fornello o la resistenza di un forno tradizionale, in cui molta energia viene sprecata in calore rilasciato nell’aria.
Alla luce di questo, è possibile che anche per la cottura di alcuni cibi si possa essere più efficienti con un forno a microonde?
Non abbiamo ancora potuto provare personalmente, ma dalle indicazioni fornite in questa ricetta della pasta al pomodoro sembra che con 7 minuti di cottura a 800 W si possa cuocere una doppia porzione del più famoso piatto della cucina italiana.
Considerata l’efficienza di cui sopra, l’energia spesa sarebbe
E = 7/60 h * 800 W / 71% = 131 Wh
Dall’altro lato del confronto abbiamo la solita pentola della pasta sui fornelli: 610 Wh. Ad essere onesti, la ricetta al microonde utilizza una tecnica che ricorda un po’ il metodo di cottura “alla Parisi”, quindi il valore da utilizzare come confronto è 500 Wh. Neanche la piastra induzione, con i suoi 310 Wh, regge il confronto.
Certo l’obiezione in questo caso è che il risultato finale potrebbe non essere lo stesso: molti piatti richiedono una temperatura molto più alta di quella raggiungibile dal forno a microonde. Ma forse potremmo dare una chance a qualche ricetta, e scoprire di poter ottenere ottimi risultati accorciando i tempi di cottura e riducendo il nostro consumo di energia.