Il fotovoltaico è ormai una delle tecnologie energetiche in più rapida espansione. Nel 2025 la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto quasi 3.000 GW, con circa 700 GW di nuovi impianti installati in un solo anno. Anche l’Italia cresce rapidamente (anche se meno di quanto ci si aspettava): nel 2025 sono stati aggiunti circa 6,4 GW, portando la potenza complessiva a 43,5 GW. Sia a livello globale che nazionale questi dati rappresentano oltre il 10% del fabbisogno.
Il fotovoltaico trasforma la luce del sole in elettricità. Ma costruire un pannello non è gratuito dal punto di vista energetico: bisogna estrarre e purificare il silicio, produrre wafer e celle, assemblare i moduli, fabbricare inverter, strutture e cavi e infine trasportare e installare tutto.
- quanta energia serve quindi per costruire un impianto domestico da 3 kW?in quanto tempo l’ impianto riuscirà a produrre la stessa quantità di energia? (energy payback time, EPBT)
Per rispondere bisogna ricorrere all’analisi del ciclo di vita (LCA), ed è interessante notare che le industrie hanno fatto dei grandi passi avanti, la stessa ricerca fatta 10-15 anni fa avrebbe probabilmente prodotto risultati diversi.
Nel 2026 l’IEA-PVPS ha pubblicato il più importante aggiornamento da oltre dieci anni dei propri Life Cycle Inventories: dati dettagliati sui flussi di materiali ed energia necessari per produrre moduli, celle e wafer, ma anche inverter e altri componenti del Balance of System (BOS).
Il lungo documento tecnico è qui, ed è “roba” da analisti di LCA, ma da questi dati, utilizzando il metodo Cumulative Energy Demand (CED), si stima che servano 4,29 MWh di energia primaria per ogni kWp di fotovoltaico prodotto, considerando l’intero processo produttivo.
Per un impianto domestico classico da 3 kWp, significa “investire” circa 12-13 MWh di energia primaria, considerando soltanto la produzione e l’installazione iniziale, prima ancora che l’impianto produca il suo primo kWh.
E non sono soltanto i pannelli a pesare: una parte consistente dell’energia incorporata riguarda tutto ciò che li circonda: inverter, strutture di sostegno, cavi, componenti elettrici, trasporti e installazione.
Per un impianto da 3 kWp possiamo assumere, come riferimento per l’Italia, una produzione media (conservativa) di circa 3,5 MWh di elettricità all’anno. Il semplice rapporto tra energia necessaria alla produzione e produzione annua porta quindi a un payback energetico dell’ordine di 12 ÷ 3,5 ≈ 3,4 anni (omettendo di contabilizzare l’energia necessaria per la manutenzione dell’impianto – che possiamo ritenere almeno per i primi anni trascurabile – e il suo smaltimento).
Dopo circa tre-quattro anni, dunque, l’energia elettrica prodotta dall’impianto ha raggiunto l’energia primaria inizialmente investita nella sua realizzazione, secondo questa impostazione del calcolo.
Le stime pubblicate con metodologie diverse possono però differire sensibilmente: Fraunhofer ISE, per esempio, nel suo rapporto 2026 calcola per un impianto in silicio prodotto in Cina e installato a Catania, un Energy Payback Time di 0,98 anni. Il messaggio, comunque, è piuttosto chiaro: l’energia necessaria per costruire un impianto fotovoltaico viene recuperata in un periodo di pochi anni, mentre l’impianto continua a produrre elettricità per decenni.