Lo scenario che si è materializzato tra il 2025 e il maggio 2026 è senza precedenti nella storia del commercio: per la prima volta, uno shock tariffario globale di prima grandezza (i dazi USA) si è sovrapposto a una crisi di transito energetico-marittimo (Hormuz), interrompendo simultaneamente i flussi di merci manifatturiere e quelli di energia.
Da un punto di vista ambientale questo scenario presenta diverse sfaccettature. Sicuramente lo shock tariffario ha portato un beneficio significativo, con una crescita del commercio merci nel 2025 di meno dell'1% (dati WTO), contro un valore atteso pre-dazi di +2,7%. In questo senso, come abbiamo già avuto modo di rilevare, l’amministrazione americana è riuscita a realizzare delle politiche ambientali realmente efficaci. Diverso invece il caso della chiusura dello Stretto di Hormuz, a seguito della quale il consumo di combustibili fossili non si è ridotto ma ha visto una sostanziale riorganizzazione delle catene della logistica, in particolare modificando le rotte commerciali.
I flussi di petrolio via Capo di Buona Speranza hanno superato i 9,1 milioni di barili al giorno a seguito della crisi dello stretto di Hormuz, con un aumento di quasi il 50% rispetto al 2022. Le navi consumano 50-80 tonnellate di carburante al giorno e sostengono giorni extra di navigazione. La stima aggregata per la flotta globale (container + tanker + bulk + GNL) è nell’ordine di circa 165 TWh/anno di energia aggiuntiva bruciata in combustibile navale (HFO, heavy fuel oil, un combustibile particolarmente inquinante tra l’altro) a causa del detour, equivalente a più del 50% del consumo elettrico annuale complessivo italiano, spesa interamente in rotte più lunghe.
Si tratta di un costo energetico aggiuntivo, concentrato nel solo settore dello shipping, che non dipende dalla crescita della domanda ed è “aggiuntivo” e non sostitutivo; quindi, si somma a crescita energetica globale.
L’HFO aggiuntivo consumato comporta emissioni per 53 milioni di tonnellate di CO2, pari a circa il 5% delle emissioni dell’intero settore navale mondiale o alle emissioni del Portogallo o, ancora, della diminuzione complessiva di emissioni che l’intera Unione Europa è riuscita a realizzare nel 2024 a seguito di un intero anno di politiche energetiche volte a questo scopo (prima che la Commissione europea lanciasse in tribuna il pallone del green deal…)