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Carta o contante?

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7 giugno 2024 486 parole

Un recente paper della Banca Centrale Europea riporta uno studio di impatto ambientale di prodotto sulle banconote di Euro usate come mezzo di pagamento.

Iniziamo subito con il constatare che, rispetto ad altre attività di un Cittadino europeo medio, l’utilizzo delle banconote è una piccola porzione sull’impatto totale di emissioni (e quindi, sappiamo, di energia consumata): l’impatto annuo medio delle transazioni con banconote di un singolo cittadino corrisponde a un viaggio in auto di 8 chilometri.

Volendo considerare il pagamento in contanti nella sua interezza, questo studio manca della parte riguardante le monete, con la loro emergy legata all’estrazione e lavorazione dei materiali ferrosi (e non), e l’energia che si spende a portarli in giro nelle nostre tasche per tutta la durata del loro ciclo di vita, sicuramente più estesa di quella di una banconota. Limitandosi a considerare solo il denaro “cartaceo” il valore di riferimento che viene dato è di 101 micropunti (μPt*)*, un indicatore aggregato di impatto ambientale abbastanza diffuso negli ambienti LCA.

Uno studio olandese prende invece in considerazione l’impatto sia di banconote sia di monete, limitatamente ai pagamenti avvenuti nei Paesi Bassi nel 2015. Se confrontato con uno studio parallelo sui pagamenti con carte di debito, sempre olandese e relativo a dati dello stesso anno, si può avere un’idea di quale dei due metodi di pagamento sia il meno impattante.

Il vincitore sembra essere il pagamento con carta di debito, anche se di poco: la stima per i Paesi Bassi è di 654 μPt per una singola transazione con contanti, contro i 470 μPt di una transazione con carta di debito (-28%).

Altre fonti speculano che con una carta di credito l’impatto possa essere leggermente superiore, per via del maggior numero di operazioni digitali implicate, riducendo così il vantaggio rispetto al cash.

Il dato forse più interessante, che emerge ed è coerente in tutte le fonti qui analizzate, è quello relativo al contributo che ciascuna delle fasi analizzate per il LCA del contante dà al valore finale di impatto: la fetta di gran lunga maggioritaria (64%) è data dalla fase “operativa”, ovvero dal funzionamento degli ATM (i bancomat) e dal trasporto di banconote e monete, seguita dal costo di produzione delle sole monete (31%). Un altro studio, questa volta dalla Svezia, mette in luce come l’operatività di un ATM può diventare molto impattante in determinate condizioni: in un paese nordico, dove la temperatura esterna scende sotto zero per buona parte dell’anno, occorre aggiungere un’importante dose di energia per riscaldare questi impianti e mantenerli sempre operativi.

Un’ultima considerazione, per chi volesse rincorrere uno stile di pagamento il meno impattante possibile: constatato che l’elettronico vince sul contante e che una buona parte dell’impatto dei pagamenti con carta è data dalla produzione e smaltimento/riciclaggio della carta stessa, i pagamenti tramite app su smartphone dovrebbero abbattere questi costi, mantenendo solo quelli legati al funzionamento degli apparati elettronici (apparati in senso lato, dal POS al data center).