Nei bagni pubblici abbiamo visto negli anni cambiare le soluzioni per asciugarsi le mani. Una volta c’erano solo i rotoli di tessuto di cotone, da tirare fino al sonoro e metallico “clack” per usarne una parte pulita. Poi i soffiatori d’aria calda. Poi i distributori di foglietti di carta. Infine i soffiatori ad alta velocità, anche ad aria fredda, in cui metti le mani anche dentro. Si esce dal bagno normalmente con le mani un po’ umide, magari strofinandole sugli abiti.
Al di là del tempo necessario per asciugarle o delle considerazioni igieniche, va fatta al riguardo una considerazione energetica. Qual è il sistema meno impattante dal punto di vista energetico? La risposta ancora una volta non è scontata.
Partiamo dal soffiatore tradizionale: un modello in commercio assorbe 2250 W di elettricità, di cui quasi nove decimi servono a scaldare l’aria, il resto per spingerla fuori. L’aria esce a circa 30 m/sec e asciuga le mani in 30 secondi: circa 19 Wh per asciugatura (il produttore dichiara un massimo di 20 Wh).
Passiamo alla carta: due salviette di carta riciclata della dimensione di un foglio A5 pesano circa 4 grammi. Per produrre un chilo di carta tissue da fibra riciclata servono circa 4 kWh tra combustibile ed elettricità (dati Ecolabel UE). Le due salviette hanno quindi un’energia incorporata di circa 16 Wh. Il conto non include trasporto, dispenser e smaltimento. Possiamo approssimare a 20 Wh.
Il risultato è un pareggio: 19 Wh il soffiatore, 20 Wh la carta. Più o meno l’energia di una ricarica completa di uno smartphone, spesa per asciugarsi le mani. Ma il pareggio regge solo se ci si ferma a due salviette di carta. Chi ne prende quattro raddoppia l’e-costo.
Rotolo di asciugamano di cotone. Sembra la scelta virtuosa, perché è riutilizzabile. Ma ogni metro va ritirato, lavato, asciugato, stirato e riportato. Uno studio del MIT sul ciclo di vita dei sistemi di asciugatura non trova differenze statisticamente significative tra rotolo di cotone, carta e soffiatore ad aria calda. Riutilizzabile non vuol dire senza costo energetico (e ambientale): il conto si sposta in lavanderia.
Soffiatore ad alta velocità. Un modello dello stesso produttore assorbe 1850 W – poco meno del soffiatore tradizionale – ma l’aria esce a 95 m/s, più di tre volte più veloce, e asciuga in 10 secondi: 5,1 Wh. Se la resistenza resta spenta il consumo scende a 1,9 Wh.
Gli asciugatori ad alta velocità sono gli unici a battere sia la carta sia il cotone.
Su scala: un bagno di stazione con 500 utilizzi al giorno consuma in un anno:
- Carta: più di 3,5 MWh e 1 tonnellata di salviette
- Soffiatore tradizionale: quasi 3,5 MWh
- Soffiatore ad alta velocità: 0,9 MWh
Quasi la stessa potenza1, un terzo del tempo, un quarto dell’energia necessaria. Se poi l’aria è fredda il soffiatore ad alta velocità ha un consumo annuo di 0,34 MWh, praticamente come un router WI-FI.
Sapevatelo.
Dati tratti dalle schede tecniche dei soffiatori Fumagalli Componenti MG88A e Speed Max 550. ↩︎