Con un’altra estate di record climatici – che sembra essere tutt’altro che finita – si iniziano a tirare le somme dei danni arrecati da siccità e temperature estreme alle attività umane.
Ci ha fatto in particolare “drizzare le antenne” la notizia che, a causa della siccità di giugno, luglio e agosto, i bassi livelli di diversi fiumi in Europa hanno costretto diverse centrali termoelettriche – che dipendono dall’acqua per refrigerare i propri impianti – a ridurre (quando non azzerare) la propria potenza. Parliamo di centrali a gas, a carbone e nucleari. Ma anche l’idroelettrico non è stato risparmiato. Contemporaneamente, proprio grazie a questo sole persistente, il fotovoltaico ha sopperito in parte a queste mancanze e fatto registrare record di produzione.
In Svizzera l’impianto di Beznau, la più longeva centrale nucleare di Europa, ha “patito il caldo” del fiume Aare, usato per il raffreddamento dell’impianto: l’acqua ha mantenuto per molti giorni una temperatura superiore ai 25°C, non idonea al normale funzionamento dell’impianto.
Come si vede dal registro di aggiornamenti sull’evento, dal 20 giugno a fine agosto ci sono state varie fasi di riduzione di potenza o shut down completo di uno o entrambi i reattori. Il 4 agosto è iniziato anche il rimpiazzo di elementi di combustibile su uno dei due reattori, che sembrerebbe essere stato fatto “approfittando” dello stop causato dal sussistere delle condizioni di temperatura elevata del fiume. Facendo una stima approssimativa dei giorni dichiarati a potenza parziale (consideriamo 50%) e di quelli di shut down (0%), includendo i giorni di refueling del reattore 2, i reattori hanno lavorato rispettivamente in media al 24% e al 22% della propria potenza nominale, nel periodo 19 giugno - 28 agosto. Nei 70 giorni considerati, quindi, dei circa 1200 GWh nominali che avrebbero prodotto sono stati effettivamente realizzati solo 270 GWh, con una perdita di 930 GWh.
Un interessante report di Ember Energy mostra il quadro complessivo europeo. Altri impianti nucleari interessati sono stati in Ungheria e Romania, a causa dei bassi livelli del Danubio, ma anche la Francia ha avuto una riduzione anomala della propria capacità elettrica da nucleare. Parallelamente, anche impianti a gas in UK e in Italia hanno dovuto ridurre la produzione.
Per la Francia si stima una perdita del 18% della potenza nucleare complessiva a causa delle ondate di calore. Applicata su due mesi l’energia persa è moltissima, pari a ben 16,3 TWh (qui dati sulla potenza nucleare installata in Francia).
Per quanto riguarda Ungheria e Romania, senza entrare nel dettaglio delle riduzioni o shutdown degli impianti nucleari, possiamo prendere come riferimento il caso svizzero, usando un valore conservativo del 30% sullo stesso periodo di tempo. L’impianto ungherese di Paks ha 2 GW di potenza nominale. In Romania l’impianto di Cernavoda è di 1.4 GW. Facendo i conti, approssimiamo l’energia persa intorno a 1,5 TWh
Anche l’idroelettrico ha ridotto sensibilmente la produzione, più o meno in tutta Europa, a causa della mancanza di acqua. Sempre dal rapporto Ember si vede che nel mese di luglio, l’ultimo con dati disponibili alla data del report, nei paesi considerati c’è stata una riduzione complessiva di 4,81 TWh. Estrapolando su due mesi di siccità, possiamo pensare a una perdita di 9 TWh.
Sul gas, infine, i riferimenti citati dal rapporto parlano di una riduzione di 2.5 GW di potenza della flotta di impianti turbogas in UK. Per l’Italia, un’analisi fatta a inizio agosto prevedeva una riduzione di 20 GW della capacità da termoelettrico (ovvero gas). Prendendo per buona quest’ultima stima e sommandola al caso britannico, possiamo ipotizzare una perdita in energia prodotta nei due mesi considerati di 32,4 TWh.
Tirando le somme: l’entità di energia elettrica che non è stata prodotta a causa di questa caldissima estate è degna di nota: circa 60 TWh, solo per i casi esaminati e stimati sopra.
La produzione da solare fotovoltaico è stata del 17% superiore alla media nel periodo di ondate di calore, ma ha potuto a malapena sopperire all’aumento della domanda causato dal maggiore utilizzo di impianti di condizionamento (fonte rapporto Ember).