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Sinopsi

Quali soggetti possono contrastare la crisi climatica?

Attualmente la lotta al cambiamento climatico è affidata a 3 tipologie di soggetti:

  1. Agli Stati e alle Organizzazioni internazionali da questi create. Tale ambito di azione è per così dire “naturale”: il fenomeno ha infatti dimensioni e complessità tali da richiedere azioni collettive congiunte a livello sopranazionale.
  2. Ad organizzazioni costituite da privati vocate a tale scopo, normalmente NGO.
  3. Alle singole persone, agli abitanti del mondo: i terrestri.

Il problema del cambiamento climatico andrebbe analizzato utilizzando le metodologie di risk assessment in ordine alla capacità dei soggetti sopra elencati di introdurre misure di prevenzione e contenimento del cambiamento climatico, all’efficacia potenziale delle stesse e alla relativa probabilità di successo. Infatti, ognuno dei soggetti sopra elencati presenta caratteristiche tali da pregiudicare potenzialmente l’efficacia delle proprie azioni.

Limiti degli Stati

Gli Stati (e coloro che li rappresentano) sono costretti – nella maggior parte dei casi – ad obbedire ad una logica basata sulla produzione di ricchezza / consumo di risorse naturali, al fine di garantire il proprio sviluppo ma spesso anche la propria stessa sopravvivenza. Il problema di fondo è la correlazione tra crescita economica e consumo di risorse naturali, che una certa narrazione della cd. economia verde ha cercato di superare (tramite un presunto disaccoppiamento tra crescita economica ed impatto ambientale) senza tuttavia riuscirci[1], soprattutto in relazione al consumo di energia, il cui andamento è strettamente legato a quello del PIL nonché allo sviluppo sociale.

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Correlazione tra consumo energetico e PIL pro capite. Il grafico mostra il consumo energetico pro capite (in tonnellate equivalenti di petrolio) rispetto al PIL pro capite (in migliaia di dollari del 2010). Tutti i valori si riferiscono all’anno 2015 (IEA, 2017).

Questa esigenza è incompatibile ed antitetica rispetto agli obiettivi di lotta al cambiamento climatico. Una delle componenti che spinge fortemente gli Stati in questo senso è la presenza di un elevato debito pubblico, il cui servizio non può fare a meno della crescita economica, pena il default (che significa la morte dello Stato). Non è infatti ragionevole aspettarsi dagli Stati (come da nessun altro organismo biologico o meno) che agisca in modo da favorire la propria morte.

Non mancano i segni che confermano tale difficoltà: in 30 anni di Conferences of Parties annuali (riunioni intergovernative finalizzate a ridurre le emissioni di GHG in atmosfera) è stata rilevata una riduzione delle emissioni solo nel 2009 (causata dalla crisi economica globale seguita ai casi dei titoli subprimes / Lehman Brothers) e nel 2020 (causata dalla pandemia Covid19).

Il corso sempre più conflittuale della politica internazionale, la tendenza ad anteporre le ragioni dell’economia tradizionale a quelle della lotta al cambiamento climatico e il disimpegno di alcuni importanti Stati (es. USA) in tal senso ed in generale verso sistemi collaborativi sovranazionali, contribuisce inoltre a ridurre la probabilità che tali soggetti possano esercitare un’azione efficace in tal senso.

Va menzionato anche il fatto che interventi di contenimento del cambiamento climatico hanno tempi di ritorno piuttosto lunghi (nell’ordine di decine di anni) e per questo sono al di fuori della prospettiva temporale dei rappresentanti statali, normalmente limitata alla durata di un mandato di 4 o 5 anni (almeno nelle organizzazioni statali a sistema elettorale) e non possono quindi costituire un obiettivo di interesse per esponenti politici il cui obiettivo prioritario sia il successo elettorale (loro o del partito) alle elezioni successive.

Infine, gli esponenti politici sono particolarmente soggetti a pressioni da parte di lobbies (economiche e produttive) il cui interesse è antitetico rispetto al contenimento della crisi climatica.

Limiti delle Organizzazioni non governative

L’attività delle NGO è in generale estremamente parcellizzata, priva di coordinamento e visione sistemica. Le NGO sono focalizzate su specifici aspetti ed ambiti di intervento, il che rende estremamente frammentate le loro azioni, oltre che limitate nelle risorse disponibili. La limitatezza delle risorse (umane e finanziarie) finisce spesso per generare competizione tra le stesse NGO nel loro reperimento, il che limita ulteriormente le possibilità di collaborazione tra di esse.

Di fatto la loro azione (anche di quelle più grandi come ad esempio Greenpeace, WWF, in Italia Legambiente, etc.) non sembra riuscire mai ad uscire dalla periodica ed iterativa denuncia del deterioramento di specifici aspetti ambientali, senza che da ciò ne risulti un cambiamento delle logiche del sistema sociopolitico ed economico tale da mutare il corso delle cose.

Infine, la loro capacità di incidere sul sistema è direttamente proporzionale alla quantità di risorse che riescono a raccogliere (umane, finanziarie) ed alla loro capacità di essere rappresentate sui media mainstream, il che ne può rendere le attività subordinate alle aspettative dei loro “grandi contributori” e alle esigenze dei media mainstream.

I limiti delle persone

Le persone, i terrestri (non utilizziamo il termine “cittadinanza”, perché legato alle organizzazioni statali e ancora più specificatamente al contesto urbano), nella loro azione sono ostacolati da innumerevoli fattori, generalmente associabili a carenze o bias cognitivi, alle specificità del problema o alla stessa natura umana:

Quali soggetti possono contrastare efficacemente la crisi climatica?

In relazione a quanto sopra, siamo giunti alle seguenti conclusioni:

Come aumentare le probabilità che i terrestri possano contrastare efficacemente la crisi climatica?

Per superare tali difficoltà occorre intervenire contemporaneamente ed in modo pervasivo e massiccio sui piani educativo, cognitivo e culturale, attraverso una molteplicità di azioni e di livelli di intervento.  

Stante la dimensione e complessità di tale intervento, come Associazione abbiamo deciso di intervenire su un aspetto cognitivo specifico: cercando di fornire alle persone informazioni quantitative in relazione all’impatto ambientale delle scelte di consumo e di comportamento, adottando il consumo di energia da esse prodotto come parametro guida di impatto ambientale. Obbiettivo di tale intervento è realizzare un sistema di conoscenze condiviso.

Tale sistema di conoscenze, basato su valutazioni di tipo quantitativo, è oggi del tutto inesistente. Il principale parametro di valutazione quantitativa dell’impatto ambientale, l’anidride carbonica equivalente (CO2eq) è conosciuto da tutti ma allo stesso tempo sostanzialmente sconosciuto: quante persone sono in grado di comprendere cosa significa un kg di CO2 e soprattutto a cosa corrisponde nel quadro delle proprie azioni quotidiane?  

Un bambino di 4 anni non mette in discussione affermazioni come “ci ho messo un’ora a piedi da Parigi a Roma” oppure “ho preso un chilo di mele al mercato e l’ho pagato 1.200 euro”, ma tu che leggi hai una evidenza immediata della loro inconsistenza ed assurdità, poiché partecipi di un sapere condiviso e diffuso sui principali aspetti quantitativi legati a tempo, spazio, peso, moneta, etc. connessi al nostro vivere: tale sapere ci permette una valutazione immediata e direzionalmente corretta delle situazioni che affrontiamo quotidianamente e ad essa vengono ancorate le nostre scelte.

Quanti invece considererebbero assurda l’affermazione “Questa t-shirt ha un’impronta ecologica pari a 100 g di CO2 equivalente”?  Pochissimi. Eppure, l’ordine di grandezza dell’errore è lo stesso delle affermazioni precedenti: 100 x (l’impronta di una T-shirt è intorno a 10 kg di CO2e) !

Lord Kelvin diceva: “Quel che non si può misurare non si può migliorare”. Se veramente si vuole promuovere una cultura della sostenibilità dell’agire individuale a livello collettivo – che sia sostanziale e non velleitaria – è necessario che le persone siano messe in grado di misurare quotidianamente il livello di compatibilità ambientale delle proprie scelte di comportamento, di acquisto, di vita.

Siamo consapevoli di quanto tale obiettivo sia ambizioso e le nostre possibilità di raggiungerlo ridotte, siamo tuttavia guidati dall’ottimismo della volontà e dalla fiducia nel senso profondo dell’azione proposta. Riteniamo che questa sia la strada giusta per contrastare rapidamente ed in modo efficace la crisi climatica e che possa essere intrapresa con uno sforzo relativamente modesto.

La realizzazione di una infrastruttura cognitiva condivisa sugli aspetti quantitativi dell’impatto ambientale delle azioni e dei comportamenti individuali costituisce infatti un prerequisito necessario per agire collettivamente nella direzione di un reale ed efficace contrasto alla crisi ambientale.

In particolare, intendiamo promuovere la realizzazione e diffusione di:

Le azioni svolte da Resconda per promuovere la restituzione consapevole del debito ambientale

La “restituzione consapevole del debito ambientale” è, appunto, il concetto che sta alla base dell’Associazione (e del suo nome) e che rispecchia la volontà di fare in modo che ogni terrestre possa agire consapevolmente nel quadro di un’azione condivisa di ripristino dell’equilibrio ambientale. Per raggiungere tale obiettivo l’Associazione ha, in questi anni:

  1. Realizzato una campagna informativa (tramite Newsletter, sito web e social media) finalizzata ad informare sugli aspetti quantitativi legati all’impatto energetico dei comportamenti individuali (di acquisto e non).
  2. Realizzato incontri informativi presso Istituti scolastici ed Università.
  3. Ideato, promosso e realizzato l’App “Suasì”, uno strumento grazie al quale (come meglio spiegato di seguito) gli individui e le famiglie possono valutare, al momento dell’acquisto dei beni, come e in che misura contribuire alla riduzione del proprio impatto ambientale, basandosi su dati attendibili e ponendosi obiettivi precisi e misurabili.

Suasì

Ogni prodotto/servizio ha un costo ambientale, poiché impiega risorse naturali per la sua realizzazione ed erogazione; tra queste una è sempre presente: l’energia.

La quantificazione energetica può essere utilizzata come parametro guida del consumo consapevole, inducendo il consumatore a scegliere prodotti a minor contenuto energetico al fine di non superare il proprio «budget energetico», allo stesso modo in cui il prezzo di vendita di un bene costituisce il parametro principale di scelta del consumatore che non vuole (non può) superare il proprio budget economico.  

Il progetto EMCoin (EMbodied energy as a Coin) consiste nella realizzazione di un sistema di contabilizzazione dell’Emergy (Embodied energy) di prodotto finalizzato a rendere il consumatore consapevole dell’impatto ambientale delle proprie scelte di acquisto ed in grado di decidere come e fino a che punto perseguire i propri obiettivi di sostenibilità.

Il progetto, avviato nel 2022, è stato reso possibile dai contributi della Chiesa Valdese, dei fondi di ricerca del DISEG Politecnico di Torino (Prof.ssa C. Mele) e dell’Unione Europea e con la collaborazione di diversi enti pubblici e privati.

Grazie al lavoro dei ricercatori e degli altri soggetti impegnati è stato realizzato un quadro metodologico dei consumi energetici individuali medi applicato ai consumi di cibo, bevande e detergenti, i cui valori di emergy sono stati raccolti tramite basi dati appositamente sviluppate (Ecoinvent, Agribalyse) ed EPD di prodotto. Il sistema è stato incorporato in una App: Suasì, ad oggi l’unica che miri a costituire una guida attendibile verso scelte ambientalmente sostenibili da parte dei consumatori e, in prospettiva, a spingere le aziende a ridurre l’energia da fonte fossile incorporata nei loro prodotti.

 Ognuno di noi, attraverso le scelte di acquisto quotidiane, può dare un contributo alla lotta al cambiamento climatico, purché gli sia noto quanto queste azioni possono incidere in termini di riduzione di impatto ambientale.  

Suasì è la prima App che consente di conoscere questo dato e che mira a fornire uno strumento grazie al quale gli individui e le famiglie potranno valutare, al momento dell’acquisto dei beni, come e in che misura contribuire alla riduzione del proprio impatto ambientale, basandosi su dati attendibili e ponendosi obiettivi precisi e misurabili.

SuaSì è una parola piemontese che significa “scelto” e viene dal gotico “kausjan” che significava “esaminare, provare, accorgersi”.  

Suasì è disponibile sulle piattaforme IOS ed Android

Ulteriori informazioni sono disponibili su www.suasi.it


[1] Tra gli altri: Deceitful Decoupling: Misconceptions of a Persistent Myth, in The Barcelona School of Ecological Economics and Political Ecology, Springer, 2023  https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-031-22566-6